Può un libro essere all’origine di uno dei Mali, più terribili e feroci della Storia Umana?
Stefano Massini prova a rispondere a tale quesito, attraverso un lungo monologo che trae il proprio nome dal celebre e famigerato testo/manifesto politico, scritto da Adolf Hitler nel 1924.
Nella sua cella nel carcere di Landesberg- dov’era imprigionato per il reato d’insurrezione-, egli delinea quelli che saranno i fondamenti del Nazismo nelle pagine di un saggio biografico, destinato a cambiare il mondo.
Lo spettacolo di Massini è un’escalation emozionale nella mente e nella visione della realtà di Hitler: dall‘’infanzia nella campagna austriaca da cui giovanissimo s’allontana mosso da irrequietezza giovanile e desiderio di confrontarsi con il mondo reale prima a Vienna e poi nella Baviera tedesca nella Repubblica di Weimar.
Settantacinque minuti, nei quali Massini si cala nel dittatore raccontando il suo percorso umano e la genesi del suo pensiero politico , che condurranno alla stesura di Mein Kampf.
Che ruolo ebbe il saggio scritto dal futuro fuhrer nella presa del potere del Nazismo?
Assolutamente preponderante: grazie alla diffusione del suo saggio, milioni di persone conobbero le idee di Hitler e ne furono irretite, dandogli la possibilità di arrivare al potere nella Germania, sconfitta e impoverita nella Prima Guerra Mondiale.
All’inizio dello spettacolo, l’attore/autore -vincitore di un Tony Award- cita i roghi con cui i nazisti distrussero milioni di libri, riflettendo su come l’unico libro di un singolo individuo abbia determinato morte e distruzione.
Posto su un’enorme pagina bianca, scena ideata da Paolo di Benedetto, come in bilico sull’intero globo, Massini impersona la figura di Hitler, la sua mimica e la sua peculiarissima retorica verbale, con tale veemenza e aderenza da apparire emotivamente e fisicamente stremato alla fine dello spettacolo.
La bravura dell’artista è impressionante sia come qualità del testo, un’ipnotica discesa negli inferi della psiche, e sia come interpretazione.
Frutto di uno studio metodico della figura del Fuhrer, dei suoi gesti e delle sue motivazioni.
Il risultato è uno spettacolo deflagrante e disturbante, che trascina lo spettatore con la foga di un fiume in piena.
Massini è squisitamente magnetico; una bestia di scena in grado di compiere un lavoro arguto e originale su una tema alquanto sviscerato.
L’approccio alla fenomenologia di Hitler, attraverso una riflessione della parte avuta da Mein Kampf e quindi il ruolo importantissimo della diffusione delle idee grazie ai media- ieri la carta stampata, oggi i mezzi di comunicazione digitalizzati- porta direttamente a uno sguardo sul Presente mediante il Passato- più recente di quanto piaccia pensare!- .
La pagina bianca come scena rappresenta pertanto l’importanza del saggio hitleriano, su cui il suo successo si fonda.
Brillante l’uso delle luci di Manuel Frenda e gli ambienti sonori di Andrea Baggio, tra l’altro con le musiche di Wagner tristemente associato al Nazionalsocialismo, i quali accentuano una claustrofobica ed ansiogena inquietudine nel pubblico.
Lo spettacolo diviene l’ennesima conferma del talento e dell’importanza nel teatro contemporaneo di Stefano Massini.
In scena, sino al primo marzo presso il Teatro Argentina.
Roberto Cesano
