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Tragudia @ Teatro Vascello – Roma

Edipo bambino sventurato salvato da morte certa, eroe in fuga da una profezia aberrante che sventa la minaccia della Sfinge, sovrano di Tebe, marito e padre amatissimo, patricida e incestuoso coniuge della madre e fratello della sua stessa prole, mendicante cieco, asceso al cielo a Colono.

Definizioni come vertigini, in una parabola discendente e poi catartica di morte e redenzione per una colpa incisa nel tempo e  lo spazio dalle Moire, dell’eroe tragico cantato da Sofocle.

In Tragudia – il canto di Edipo, Alessandro Serra prende tale complessa essenza del personaggio e dell’opera del tragico greco  e la restituisce allo spettatore attraverso un lavoro altrettanto strutturato e dalle letture multiformi.

Dopo la bella prova de La Tempesta, in cui l’artista si cimentava con risultati eccellenti con il capolavoro shakespeariano, ha debuttato il 29 settembre presso il Teatro Vascello con questo spettacolo ispirato a Edipo re e Edipo a Colono di Sofocle, che con Antigone compongono il trittitico del ciclo di Tebe.

La vicenda, che ispirerà la psicanalisi di Sigmund Freud, è tra le più celebri e conosciute della Grecia Classica: Edipo re di Tebe, scopre d’esser l’omicida del padre, Laio precedente sovrano della città greca, e di aver sposato la madre Giocasta, da cui ha avuto due figli, Polinice ed Eteocle, e due figlie, Ismene e Antigone.

Laio ne aveva deciso la morte, poiché un oracolo aveva predetto che suo figlio l’avrebbe ucciso e sposato la madre; lo stesso oracolo vaticinato a Delfi a Edipo, che lo spinse ad abbandonare Corinti e i suoi genitori adottivi per sfuggire a tale orrore.

Inorridita, Giocasta s’uccide ed Edipo, dopo essersi accecato volontariamente, viene scacciato da Tebe e vagherà per anni come mendicante, accompagnato da Giocasta.

Alla fine dei suoi giorni, accolto da Teseo ad Atene,segnato nel corpo e nell’anima, fu reclamato dagli dei Olimpici nel giardino sacro di Colono, chiudendo un cerchio voluto dal fato.

Alessandro Serra in Tragudia infonde il sacro delle opere originali, presente nel mito edipico, mostrando la differenza tra tragico e drammatico- come afferma egli stesso, nelle note di regia dello spettacolo-poichè è in tale potentissimo senso dell’Alto che si cela la distinzione tra i due aggettivi nel Teatro.

L’esito è sublime: non v’è un’increspatura né un’imperfezione nel lavoro di Serra, che è regista, autore delle scene, suoni e costumi dell’opera in un’idea d’spressione artista e controllo totale della resa.

Il suo talento poliedrico reca al pubblico un’esperienza ipnotica e d’un vigore inaudito; lo spettatore è ostaggio di  Tragudia per tutta la messa in scena e ne rimane folgorato.

Ogni aspetto è curato con un’attenzione assoluta, dalla possente, lugubre scenografia, ai costumi- il recensore è rimasto attonito di fronte al cappotto di foggia militare di Polinice che perde terra ad ogni movimento, in un rimando visivo al tema della sepoltura in Antigone.

Come scritto sopra, Serra affronta l’ineluttabilità di Moira- il fato per i greci, divinità superiore persino a Zeus- incastrandolo in ogni quadro dello spettacolo e per sottolinerae l’aderenza al corpus sofocleo, ha scelto di utilizzare il Grecanico, reminiscenza del grreco classico parlato in alcune zone del Salento- la Grecià salentina, di cui fa parte Melpignano il noto comune de La notte della Taranta– e la Calabria.

Fli attori recitano e cantano, pertanto, in una lingua erde del greco classico di Sofocle, a detta del regista così musicale ed intenso, per legare a sé il lascito dell’immortale tragico ateniense.

Tragudia è uno spettacolo di rara bellezza e potenza tematica e visiva; l’espressione della forza del medium teatrale in tutta la sua forza deflagradante, in grado di confrontarsi con testi immortali e di proporli in una rinnovata chiave contemporanea, personalissimo e al contempo fedele al loro spirito originale.

Alessandro Serra è, senza dubbio, uno dei protagonisti del Teatro attuale, la cui bravura si consolida produzione dopo produzione.

A rendere straordinaria Tragudia contribuisco appieno gli attori in scena: in primis Chiara Michelini, interprete di ben 4 personaggi dalla Sfinge a Teseo, con una performance da brividi per ognuno di loro; Alessandro Burzotta e Salvatore Drago, bravissimi in ruoli che spaziano dal drammatico al comico rispetto ai colleghi, Felice Montervino un fiero e mellifluo Creonte, e Sara Giannelli e Francesca Gabbucci, rispettivamente Antigone ed Ismene.

Ed infine Jared McNeil, nel ruolo di Edipo, dolonte e colmo d’ira, fiero e spezzato, martire e mostro suo malgrado.

Tutto il cast recita e canta, con estrema disinvoltura, in una lingua non facile, a riprova d’un lungo e impegnativo lavoro perfomativo, che innalza la qualità della resa finale.

Tragudia- il canto di Edipo- è un appuntamento imperdibile per gli appassionati di Teatro, ed è in scena al Vascello sino al 4 ottobre.

Siate magnanimi con voi stessi e non perdetevelo.

Roberto Cesano