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Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo @ Teatro Vascello – Roma

Una poltroncina settecentesca, in stile Impero, in bilico verso la sala è la meafora più astringente sul senso stesso di Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo, spettacolo diretto da Mario Martone.

Il senso di precarietà, la tensione stessa della poltrona verso il vuoto restituiscono appieno la condizione esistenziale del protagonista – un immenso Lino Musella- indolente e disilluso compositore musicale, alle prese con la vacuità della condizione umana.

La stanza è quella del palazzo della sua, un tempo, ricca famiglia; le donne sono, rispettivamente, la madre- una sensuale e gigionesca Iaia Forte-, la moglie – Tania Garribba, talentuosa nel ruolo del contraltare morale del coniuge-, l’aggraziata figlia- India Santella, lieve presenza fanciullesca di fronte al disicanto paterno- e il ragazzo è il fidanzato della figlia- Matteo De Luca, in un look total black, in alternanza con le tonalità primaverili della figlia-.

Durante i tre atti, da cui è costituita l’opera, il compositore illustra al pubblico il proprio pensiero su musica, umanità, atto creativo e percezione della nostra esistenza; spesso si rivolge ad un ipotetico spettatore critico, con tono sprezzante e polemico.

Quasi del tutto indifferente alla realtà circostante, il compositore sferza con un flemmatico sarcasmo la madre, talmente sensuale da suggerire possibili pregressi incestuosi, e l’acuta moglie, mentre cede al contatto fisico solo verso la figlia e il ragazzo, riflessi di giovinezza e possibilità perdute.

Ad ogni atto acquisisce un nuovo strumento musicale, grazie ad un agiato faccendiere, in passato servo presso la sua famiglia, e perde un pezzo della stanza sino a rimanere in un luogo spoglio e buio come lui stesso, ma arricchito da tali strumenti.

Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo è  tratto da Martone da un testo inedito della scrittrice Fabrizia Ramondino, sua concittadina e sceneggiatrice del film d’esordio del regista Morte di un matematico napoletano, che riscosse ampi consensi di critica e pubblico e gli conferì fama e riconoscimenti.

Successivamente Ramondino e Martone collaborarono per la messa in scena di Terremoto con madre e figlia nel 1994 ed oggi, a distanza di oltre tre decadi, il regista omaggia la scomparsa autrice con tale spettacolo che è una dichiarazione d’amore verso il suo talento e la sua sensibilità artistica.

Attraverso le parole del compositore/Lino Musella lo spettatore compie un percorso intriso di concetti alti, fulminei aforismi e sagaci riflessioni, tuttavia v’è una prolissità quasi sfibrante nella voluta staticità dei tre quadri.

L’opera fonda in buona parte la sua riuscita più che sul testo, per quanto affascinante e ricco, sull’interpretazione di Musella che regge su sé il vortice di parole, di cui è intessuta la messa in scena.

Anche gli altri interpreti sono molto bravi e incisivi. dalla veterena Iaia Forte spesso in scena per Martone e a suo estremo agio nel ruolo d’una donna eterea e dedita al piacere, all’eterea Santella e la spigolosa Garribba sino agli ottimi De Luca e Pinto, nei rispettivi ruoli

Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo si regge, dunque, sulle capacità attoriali del cast, sulla cura per il dettaglio che Martone infonde nelle scene; l’aspetto visivo è perfetto come in tutta la produzione del regista partenopeo, teatrale e filmica, ma langue una certa musicalità nel ritmo dello spettacolo.

Tuttavia la gia citata stasi è la cifra esistenziale del protagonista del testo di Ramondini: un equilibrio precario verso l’abisso della follia e della disillusione nonostante l’arte e la sua potenza, arricchito dalla bellezza lessicale e concettuale dello scritto originale.

Pertanto, la piéce di Mario Martone diviene un’importante occasion per (ri)scoprire in’intellettuale interessante e complessa.

In scena, presso il Teatro Vascello, sino al 19 aprile.

Roberto Cesano